Didattica

Didattica Jupiter


Scarica la Sinfonia Jupiter diretta da Sir Neville Marrinier:
- Allegro vivace Pt1
- Allegro vivace Pt2
Andante cantabile
Minuetto
Molto allegro
Scarica la partitura completa della Sinfonia
Percorso didattico
Sinfonia n. 41 in Do maggiore (K551), Jupiter di Wolfgang Amadeus Mozart
Testo di Francesco Gala
Chi ricorda la sequenza del film Manhattan nella quale Woody Allen elenca «le cose per cui vale la pena vivere» sa che la lista è ricchissima. Si comincia col «vecchio Groucho Marx» per arrivare alle «incredibili mele e pere dipinte da Cézanne», passando per il «secondo movimento della sinfonia Jupiter».
Come dare torto a Woody Allen! L’orecchio del bambino prodigio che aveva incantato l’intera l’Europa era diventato lo strumento di un grande genio che sapeva fondere tradizione e ricerca. Così, nel suo trentaduesimo anno di vita, Mozart aveva creato un capolavoro di straordinario fascino, con il quale concludere la propria esperienza nel genere sinfonico.
Questo percorso didattico si propone di offrire – insieme a una panoramica sull’autore e sul contesto storico-artistico degli anni viennesi – una messa a fuoco delle questioni legate al carattere della musica di Mozart, analizzando la Jupiter nella sua forma e sostanza musicale.
Teatralità della musica
Scopriremo che la musica di Mozart e, più in generale, quella composta nel periodo classico possiedono caratteristiche specifiche che derivano da un approccio all’arte differente rispetto a quello proprio dell’epoca romantica.
Per un classicista l’arte è “mimesis”, imitazione e rappresentazione della realtà; non è mai la sua descrizione letterale o, tantomeno, copia di essa. Se questo vale per l’imitazione di un suono di natura (il canto di un uccello, lo scorrere dell’acqua di un fiume, il fragore di una tempesta, ecc.), lo stesso accade quando ci si sposta sul piano dei sentimenti.
Mentre nel romanticismo, infatti, la traduzione artistica della sfera affettiva ha molto a che fare con il “reale” (spesso direttamente collegata alle esperienze biografiche), quando si tratta di arte classica ci troviamo di fronte, piuttosto, ad una “rappresentazione” di sentimenti. Insomma, ci rispecchiamo nell’arte attraverso il filtro deformante che l’arte impone a se stessa, e tutto questo ci avvicina molto al concetto di “teatralità” delle emozioni. È una messa in scena artificiale ed equilibrata; ma non per questo meno coinvolgente!
La distanza necessaria e razionale tra il soggetto che ascolta e l’oggetto ascoltato crea, infatti – sorprendentemente – una speciale affinità tra le due parti in gioco (spettatore e spettacolo) che si trovano ad interagire sul piano della pura estetica, e quindi a contatto diretto con tutto ciò che è bello ed etico.
Genio e artigianato
«Se Mozart fosse vissuto ai nostri tempi, avrebbe dovuto passare molto tempo, per i suoi plagi, in un’aula di Pretura» (G. Carli Ballola). D’altra parte, a quel tempo non esisteva alcun moderno concetto di copyright, inventato a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Non esisteva compositore che non riprendesse musica (propria, di predecessori o contemporanei) per riutilizzarla nei suoi lavori. E aveva vastissima importanza del Settecento un genere denominato “variazione su tema” altrui.
Ma allora, questa è forse una facile scappatoia, un inganno ai danni dell’ascoltatore e del proprio genio creativo? Perché non inventare ogni volta nuovi temi musicali? Sono domande che ci porremo durante il percorso didattico, tenendo presente che riutilizzare uno spunto o un tema (proprio o di altri) significa anche trasportarlo in un nuovo contesto e sotto nuove forme, indagando così intorno alle potenzialità offerte da quello stesso elemento. Non dimentichiamo, infatti, che sviscerare sapientemente quello che si reputa interessante è certamente opera di genio.
Un genio inconfutabile quello di Mozart, che nella sinfonia Jupiter ha creato un organismo complesso, costruito con un «antico spirito artigianale». Troviamo un primo auto-imprestito già nell’Allegro vivace. È la citazione dell’aria «Un bacio di mano» (K541), composta come brano sostitutivo per un’opera di un altro compositore. E poi, le prime battute della sinfonia non sono forse le stesse che mimano il bussare alla porta di Don Giovanni?
Mozart negli anni viennesi
Era forte il desiderio di Mozart di affermarsi al massimo livello e di ottenere un riconoscimento adeguato al proprio genio. Come ogni ragazzo diventato adulto, il compositore cerca di conformare i propri sogni alla realtà che lo circonda. Il contesto, però, non è certo dei più compiacenti e la concorrenza è molto agguerrita.
Una panoramica sul compositore concentrata attorno agli anni viennesi ci aiuterà a sollevare questioni interessanti, anche inerenti alla situazione politica e culturale dell’impero di Giuseppe II. E scopriremo che nella tormentata estate del 1788, l’infaticabile artista diede alla luce – insieme ad altre composizioni – anche a tre sinfonie: un vero e proprio ciclo. Eppure restano avvolti nel mistero i motivi e le finalità di questa serie di capolavori, forse mai eseguiti vivente il compositore. Tutto questo ad ulteriore conferma di quanto sia stata travagliata la vicenda professionale del genio di Salisburgo.
Le lettere indirizzate all’amico e confratello Puchberg nelle quali Mozart lamenta la propria fragile condizione economica e domanda aiuto sono la testimonianza diretta di un disagio troppo spesso costante nella biografia del compositore. Prenderemo spunto da ciò per riflettere attorno alla condizione e al ruolo dell’artista (e a quello dell’arte) nel Settecento, e a quanto questi siano oggi davvero mutati.
La questione della forma
La sinfonia Jupiter possiede una struttura formale assolutamente classica. È organizzata in quattro movimenti e fa ampio uso di quella che convenzionalmente si definisce “forma sonata”. Ma perchè “sonata” se si tratta di una sinfonia? Una panoramica storica e musicale sul genere sinfonico (concertata intorno alla sua origine e al suo sviluppo) aiuta a rispondere a questa e ad altre domande, e a comprendere meglio la composizione mozartiana e gli elementi di rilievo presenti nella partitura.
Coscienza della forma e analisi della sinfonia
Conoscere la struttura che informa la sinfonia è fondamentale per orientarsi nell’ascolto senza annoiarsi. Per farlo bisogna riconoscere i temi e le sezioni di ogni singolo movimento riuscendo così a gestire il tempo dell’ascolto, consapevoli della struttura complessiva.
La sinfonia Jupiter, con il suo concentrato di monumentalità, leggerezza e accenti malinconici, offre un esempio straordinario anche sotto il profilo della concezione formale. Tutto si svolge all’ascolto con semplicità, mescolando linguaggi diversi tra loro (aulico e giocoso, ufficiale e commosso); un evento più unico che raro, non solo nella musica mozartiana!
Sono diversi i legami trasversali che Mozart si diverte a costruire tra i movimenti della sinfonia e all’interno di ciascuno di essi; affinità che agevolano un ascolto attento e coinvolgente, ricchissimo di suggestioni uditive e visive.
– Primo movimento (Allegro vivace). Scritto nella forma più diffusa tra le sinfonie, la cosiddetta “forma sonata”, propone due temi in contrasto tra loro, organizzati in tre sezioni: esposizione, sviluppo e ripresa.
– Secondo movimento (Andante cantabile). Qui la geometria della costruzione sembra per un momento soccombere alla sfera affettiva infusa dal compositore. Ma non è così, e la “teatralità della musica” resta predominante.
– Terzo movimento Menuetto (Allegretto). È una danza, un brano geometrico eppure non privo di pathos espressivo; quasi una pausa rigenerativa per l’architettura della sinfonia che si prepara al gran finale.
– Quarto movimento Finale (Molto allegro). Una vera esplosione! Qui si fondono due elementi a prima vista inconciliabili tra loro: la “forma sonata” (che è la struttura del primo movimento) e la “fuga”, vale a dire l’insieme di elementi musicali identici fra loro che si incastrano come in un gioco di mattoni.
Proposte didattiche
Per le elementari:
Per ogni movimento della sinfonia Jupiter è bene che gli insegnanti facciano ascoltare agli alunni le tracce una per volta, nell’ordine originale (dalla prima alla quarta), provando a far esprimere loro l’effetto che suscita la musica e a segnarlo su di un foglio in forma di disegno, anche utilizzando l’alfabeto di simboli proposto nella scheda.
E’ importante separare bene i movimenti e non proporre subito un ascolto integrale. Far riconoscere i temi protagonisti di ogni movimento è indispensabile per facilitare l’orientamento durante l’ascolto.
Per le medie:
Per ogni movimento della sinfonia Jupiter è bene che gli insegnanti facciano ascoltare agli alunni le tracce una per volta, nell’ordine originale (dalla prima alla quarta), provando a far descrivere attraverso un breve testo l’effetto che suscita la musica.
Individuare le diverse fasi di ogni movimento aiuta ad orientarsi durante l’ascolto: Esposizione, Sviluppo, Ripresa. Una volta spiegata la forma della sinfonia, è interessante far riconoscere agli studenti quando una fase lascia il posto alla successiva e stimolare il confronto sulle differenze (in modo particolare tra Esposizione e Ripresa).
Può essere utile suggerire esempi figurativi per descrivere quello che si ascolta.
Esempio: il primo movimento può essere ‘ambientato’ in un teatro; il secondo in un giardino nel quale si svolge una vicenda di sentimenti; il terzo è una danza; il quarto è un gioco ad incastro (o una fuga in giardino). Tutti luoghi di un palazzo, l’edificio architettonico della sinfonia.